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Conosciuti anche con il nome di “Lancieri Bianchi”, gli uomini del 5° Lancieri di Novara hanno combattuto sui campi di battaglia delle Guerre di Indipendenza, ma si sono distinti anche in Crimea contro i russi e hanno partecipato alla presa di Roma nel 1870. Il soprannome di “Lancieri Bianchi” si deve al colore bianco delle mostrine sul colletto dell’uniforme, ed il loro motto “Albis Ardua” significa appunto Ai Bianchi le Imprese Difficili.


Il 5° Reggimento Lancieri di Novara è stato costituito il 24 dicembre 1828 come Reggimento Dragoni di Piemonte. Nel 1832 il reggimento cambiò specialità e denominazione, diventando il Reggimento Novara Cavalleria. In occasione del battesimo del fuoco – nel 1848, durante la prima guerra di Indipendenza – il Novara ha ricevuto la prima Medaglia di Bronzo allo stendardo. Nel 1855, assunta la denominazione di Reggimento Cavalleggeri di Novara, ha preso parte alla guerra di Crimea distinguendosi, il 16 agosto dello stesso anno, per i duri combattimenti contro le forze russe alla Cernaia. Quattro anni più tardi, il Novara è sceso di nuovo in campo contro l’esercito austriaco nella seconda guerra di Indipendenza partecipando allo scontro di Montebello, anche se l’impiego fu soprattutto nelle attività di ricognizione. In questa occasione il Novara ha ottenuto una seconda Medaglia di Bronzo allo stendardo, così come altre decorazioni per le campagne contro l’esercito borbonico (il 20 ottobre 1860, al passo di Macerone, i lancieri hanno strappato ai borbonici la bandiera con lo stemma reale e la Croce di San Giorgio).


Il reggimento, diventato Lancieri di Novara, ha cambiato più volte la denominazione negli anni successivi, ma ha sempre conservato la lancia, e quindi l’appartenenza alla specialità lancieri, sino al 1920. L’ultima campagna del secolo XIX ha visto il Novara impegnato nella presa di Roma. Sino alla scoppio della Prima guerra mondiale il reggimento non ha preso parte ad operazioni di rilievo e nel 1915 il reparto venne appiedato per l’impossibilità, sul fronte italiano, di un impiego ottimale delle unità di cavalleria.


All’inizio del 1917 il reggimento, acquartierato a Treviso, ricevette nuovamente i cavalli e venne destinato alla zona delle operazioni dell’Isonzo, inquadrato con il Genova Cavalleria nella II Brigata. Alla fine di ottobre le forze austro-tedesche sfondarono il fronte italiano a Caporetto e il salvataggio della 3° Armata venne ritenuto indispensabile per l’Alto Comando italiano. Nella disperata corsa contro il tempo – per riuscire a far passare la 3° Armata oltre il Tagliamento prima che il nemico ne raggiungesse le rive – venne ordinato alla II Brigata di ritardare l’avanzata nemica il più possibile, e più precisamente nella località di Pozzuolo del Friuli. La Brigata, che contava quasi 1.000 uomini, non solo riuscì a resistere disperatamente, ma effettuò numerose cariche di cavalleria con gli squadroni del Novara. Anche se subì la perdita di oltre metà dei suoi effettivi, la II Brigata riuscì ad arrestare il nemico per il tempo necessario alla 3° Armata per passare il Tagliamento. Il Novara e il Genova ricevettero per quegli eroici combattimenti la Medaglia di Argento allo stendardo. Alla conclusione della Grande Guerra, il reggimento assunse la denominazione di Reggimento Cavalleggeri di Novara il 20 aprile 1920, avendo abolito la lancia dall’equipaggiamento, anche se nel 1934 tornò alla gloriosa denominazione di Lancieri di Novara.

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Nella Seconda guerra mondiale, il reggimento prese parte alla breve campagna contro la Francia nel 1940 e l’anno successivo fu di istanza in Jugoslavia. Sempre nel 1941, il reparto si unì al Corpo di spedizione in Russia e nel mese di ottobre partecipò a numerosi combattimenti contro le truppe sovietiche, riportando notevoli successi. Entrato a far parte del Raggruppamento a cavallo Barbò, il Novara condusse nel mese di febbraio una vittoriosa carica di cavalleria contro i sovietici. L’offensiva russa del gennaio del 1934 colse il reggimento mentre era acquartierato a Nikolayewka e il Novara venne praticamente annientato durante la battaglia e la ritirata. Gli ultimi superstiti giunsero in Italia soltanto nel mese di marzo. Allo stendardo vennero concesse un’altra Medaglia d’Argento ed una Medaglia d’Oro.


Mentre si svolgeva la campagna di Russia, il III Gruppo Corazzato Novara prendeva parte alle operazioni in Africa settentrionale sin dal giugno del 1942. Equipaggiato con carri leggeri L 6/40, l’unità ha combattuto sia a Bir el Gobi che a El Alamein. Dopo la ritirata dall’Egitto, le forze del gruppo si unirono a quelle del Raggruppamento Sahariano, dove presero parte ai duri combattimenti di Mareth e Enfidaville in Tunisia, sino alla resa definitiva di una trentina di lancieri superstiti. Ricostituito nel 1946 come reparto di cavalleria blindata, il Novara è ancora oggi parte dell’Esercito Italiano.



(in foto Il Capitano Augusto Moroder nel 1915, Battaglia di Montebello in un'opera di Giovanni Fattori del 1859. Fonte Wikipedia)